Sa’a Mudhahhab

Nell’ambito del progetto Golden Hour – intime gradazioni di luce, l’installazione Sa’a Mudhahhab ricrea l’atmosfera di meditativa attesa tipica dell’ora che precede il maghrib, la preghiera che interrompe il digiuno nelle giornate del Ramadan islamico.

Tra le fila irregolari di villette a schiera e i condomini, Alif riusciva a scorgere una frazione di Quartiere Vecchio. Colpito dall’ultima scarica di raggi solari, prendeva una sfumatura stupefacente: più che rosa, come lo si chiamava volgarmente, era salmone dorato, una tonalità nuziale di vecchia seta jaipuri. Sotto luci così spettacolari, dalla grande moschea di Al Basheera, si alzava l’invito alla preghiera serale.

Subito gli fece eco un centinaio di muezzin minori, uno più stonato dell’altro, dalle moschee sparpagliate nella porzione di Città che stava al di là delle Mura. Alif ascoltò quel primo perfetto baritono, poi si infilò le cuffie.

G. Willow Wilson, Alif l’invisibile

I riti che scandiscono l’arrivo del tramonto (il lavaggio, la preghiera e il banchetto) sono mischiati alle definizioni tecniche dell’espressione ‘ora d’oro’.

Fotografia

In fotografia si è in golden hour quando il sole è molto basso all’orizzonte, quindi subito dopo l’alba e prima del tramonto: la luce è morbida, i colori caldi e le ombre sembrano sparire. Ma l’espressione ‘ora d’oro’ non è usata solo in fotografia.

Chirurgia

In chirurgia si riferisce al periodo di tempo dopo un trauma grave durante il quale vi è la più alta probabilità di salvarsi.

Software engineering

Mentre la golden hour in software engineering è la prima ora che si passa con una nuova apparecchiatura tecnologica o con un nuovo programma.


Ciascuno di questi significati ci riporta a sensazioni che tutti conosciamo.

Lo stupore davanti a quella particolare luce del tramonto, il sollievo dell’aver superato una grossa difficoltà, la curiosità e la voglia di utilizzare la tecnologia per seguire i nostri interessi ed esprimere le nostre passioni.

Sa’a Mudhahhab

Sa’a Mudhahhab (‘ora d’oro’ in arabo) è un percorso in tre tempi: come sbirciando da una serratura, potremo osservare quanta tradizione c’è dietro i gesti più piccoli e quante affinità esistono tra culture geograficamente lontane e tra aspetti della nostra vita apparentemente estranei tra loro.

Le istruzioni per le preghiere islamiche cominciano con la spiegazione dell’abluzione rituale, guardandole viene da pensare alle istruzioni per il lavaggio ospedaliero sociale: all’inizio del percorso installativo le immagini di mani e braccia che si lavano sono montate insieme ai movimenti delle mudra yogiche, a comporre un collage di gesti meditativi praticati con l’intenzione di purificare il corpo e consolare lo spirito.

Nell’antichità, alle origini delle religioni monoteistiche, si credeva che la preghiera collettiva potesse con il suo flusso indirizzare la storia: è quella che i guru della nuova era chiamano ‘tecnologia della preghiera’

Qui si propone invece una ‘preghiera tramite la tecnologia’: è una preghiera intima, che non pretende di avere poteri sulla realtà, ma semplicemente invita a prendersi un momento per stare con se stessi.

Il luogo in cui questo accade è un tappeto, di preghiera, ma anche un tappeto magico, come nella tradizione tzigana.

In questo spazio protetto ognuno avrà modo di ‘meditare’ attraverso l’ascolto e la creazione di suoni, usando un microfono a contatto come fosse uno stetoscopio che indaga il nostro mondo interiore.

L’ultima tappa del percorso è l’immagine di un banchetto, semplice nei suoi ingredienti, ma capace di esprimere la convivialità e la sacralità dell’ora del tramonto, la fine del digiuno, il tempo della condivisione.

L’installazione sarà visitabile presso lo spazio espositivo Sopra le Logge, a Pisa, insieme alla mostra fotografica collettiva Ora d’oro, dal 21 al 27 luglio, ultimi giorni del Ramadan 2014: è la settimana in cui si amplificano tutti i significati e le sensazioni del mese, un momento magico da provare a vivere anche se appartiene a una cultura ‘altra’.

La presenza dell’Islam a Pisa risale al Medioevo, agli scontri e agli scambi tra la Repubblica Marinara e gli eserciti e i popoli del Mediterraneo.

Tuttora è visibile in epigrafi ed iscrizioni in diverse piazze e chiese della città (piazza dei Miracoli, chiesa di San Sisto, chiesa di S.Maria dei Galletti).

La cultura islamica è ancora presente, ma il suo vissuto quotidiano, che tanto ci affascina quando andiamo turisti nei suoi paesi, resta invisibile ai più e spesso è addirittura rimosso: culture diverse che convivono restano parallele senza incontrarsi mai, per paura, diffidenza, o mancanza di curiosità.

Per questo Sa’a Mudhahhab è un’installazione partecipativa in cui l’artista prova soprattutto a stimolare un incontro tra noi stessi e ‘gli altri’. L‘aspetto rituale e tecnico vengono fusi e rielaborati, in un esperimento spirituale multiculturale.

Finché avremo una nazionalità saremo prigionieri di quei principi. L’uomo planetario ancora non esiste.
La razza priva di pregiudizi ancora non esiste, ma andiamo in quella direzione.
(…) ci mescoleremo, non c’è alcun dubbio (…) e i problemi razziali scompariranno da soli.

Jodorowsky, Conversazioni sulle vie dei tarocchi

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