Alif l’invisibile, G. Willow Wilson, il Saggiatore (2013)

Alif l’invisibile è un romanzo che intreccia informatica e religione, Primavera Araba e mitologia: tra le sue pagine ho incontrato Sakina, personaggio femminile con voce bassa e liquida e sguardo vivace e concentrato.

Un gruppetto di hacker dissidenti va a farle visita per mostrarle un libro segreto e proibito, Alf Yeom cioè I mille e un giorno.

Quella di Sakina è una realtà parallela, molto simile a Matrix (ricordi?) e proprio come l’Oracolo in Matrix anche lei è una donna saggia capace di raccogliere indizi utili a intravedere il futuro prossimo.

“L’interno della bottega era piacevole e luminoso, con archi di pietra e finestre incassate.

Un gatto grigio maculato pisolava su un davanzale e quando i tre entrarono alzò la testa per un istante.

Alif fu sorpreso di vedere che gli scaffali che riempivano il negozio contenevano in uguale misura libri e pezzi di computer: vecchi tomi rilegati in pelle, tascabili in tutte le lingue, schede madri ingombranti dei primi anni novanta, lettori ottici usciti dalla fase beta neanche un anno prima. “Cos’è questa, una libreria, un negozio di computer o cosa?” domandò. “Chi è che ci viene?”

Sakina rise senza scortesia. (…)

“Questa non è una libreria né un negozio di computer, Alif. Io compro e vendo informazioni, poco importa in quale forma. Viene qui chi desidera comprare o scambiare conoscenza”

Mi affascina questa donna nella sua bottega, metà libreria metà negozio di computer e niente di entrambi, che ha come unico desiderio non smettere mai di apprendere e come unica missione scambiare conoscenza, condividere quello che sa con chi ha voglia di riceverlo. È compassionevole e sembra possedere un potere arcano: infondere una calma soporifera e rinfrescante. Insomma, Sakina è anche una terapeuta.

Nel’interpretazione di Gabriele Mandel del versetto 248 della Sura alBaqara (La giovenca) la parola araba sakîna (in ebraico shëkinâh) significa tranquillità, riposo, dimora, residenza, fiducia, avere un luogo tranquillo in cui rifugiarsi. Un luogo che possiamo trovare dentro di noi quando ne abbiamo bisogno, la nostra personale bottega di conoscenza.

Questo personaggio ha risuonato in me forte e chiaro e non mi ha più abbandonata. Ho dato il suo nome alla mia parte adulta (il mio Sé) nel lavoro psicoterapeutico, e da lei ha preso il nome e la forma la mia performance SAKINA in cui mi trasformo in una creatrice di amuleti che invita le persone a riflettere sulle proprie relazioni.

Pensieri liberi

Credo molto nel potere terapeutico delle storie e dei libri che le narrano, tu cosa ne pensi?

Mi racconti di un libro o personaggio che ti ha ispirato e ti ha fatto scoprire qualcosa in più su di te?

Se invece vuoi consigli di lettura o idee per percorsi bibliografici scrivimi a stefania@vitacreattiva.it

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