#staysafe & arteterapia

Durante l’anno prendo appunti su quelli che potrebbero essere obiettivi stimolanti per l’anno successivo e il primo gennaio trascrivo ‘in bella copia’ il mio planning, sulla bacheca della stanza che uso come studio.

Gli obiettivi sono divisi per temi (benessere, lavoro, artivismo, relax), ogni tema ha una piccola pagina di taccuino, che viene fissata alla bacheca con degli spilli.

1 gennaio 2019: tutta presa ritaglio scrivo incollo. Per vedere il primo risultato tiro su la base di lavoro, dimenticandomi però la scatolina di spilli che ci avevo poggiato sopra. Si spargono tutti a terra e mi dico ‘ci deve essere un significato!’. Decido di raccoglierli con l’elegante paletta rosa che non uso mai e mi siedo a terra. Con pazienza, uno ad uno, li rimetto nella loro scatolina (non senza averli prima puliti dai peli di cane/gatta), mi sento molto zen. Mi dico: forse questa cosa è successa perché io capisca con serenità che non sempre la vita va secondo i nostri piani e che a volte ci tocca fermarci a rimettere le cose a posto.

11 marzo 2020: altro che ‘gettare a terra la scatolina degli spilli’! è collassato l’intero sistema bacheca/agendE/post-it stravolgendo i miei piani e costringendomi a immaginare di nuovo tutto, regalandomi molto tempo per farlo!

Crisi/opportunità, emergenza/ normalità, #nonsiferma/lockdown, diseguaglianze/ solidarietà. Tutto. E tutto insieme.

Cosa fa allora un’operatrice creattiva per chiarirsi le idee e concedersi momenti di riflessione silenziosa? Crea immagini.

La prima immagine l’ho creata subito dopo aver allestito lo spazio per un open studio. Il foglio era sulla bacheca che avrei usato per le condivisioni ed era già segnato da un grafico appena accennato: partendo da quello che già c’era ho creato il mio grafico di pensieri ed emozioni. Titolo: Covid-19

img covid-19
covid-19

La seconda immagine si chiama Comporre frammenti. Chi mi conosce sa che sono una raccoglitrice: non a caso tra i miei idoli letterari c’è John, il protagonista di Solid objects di Virginia Woolf, che rinuncia a una brillante carriera per assecondare la sua improvvisa mania di raccogliere oggetti da terra.Raccolgo un po’ di tutto, in particolare frammenti di ceramica e vetro e piccoli pezzi di piastrelle. Quando la testa fatica a trovare un po’ di pace, realizzo dei mandala, componendo i miei frammenti in una guida tonda (anche questa trovata, ovvio!). L’immagine creata è effimera: quando l’ho finita la ‘cancello’ e la prossima volta che userò quei frammenti per crearne un’altra, sarà diversa.

img comporre frammenti
comporre frammenti

Ogni cosa è è una vision board: un collage che rappresenta le nostre aspirazioni. Per realizzarla si prova a individuare i nostri desideri e a rappresentarli attraverso immagini che ‘ci parlano’, scegliendole da libri e riviste.

img ogni cosa è
ogni cosa è

Quindi, “per chiarirti le idee e concederti momenti di riflessione silenziosa” (cit.), hai fatto arteterapia? La mia risposta è NO.

Per quanto creare immagini senza essere artiste e artisti possa considerarsi terapeutico (ma in realtà a volte può scatenare vissuti difficili), perché l’arte diventi arteterapia bisogna essere almeno in tre: la persona, l’immagine e l’arteterapeuta.

Perché il processo creativo diventi processo terapeutico (working through) è indispensabile:

  • la presenza di una persona (formata e competente) testimone della fase creativa
  • che si crei una relazione con questa persona (alleanza terapeutica)
  • che questa persona sia capace di sostenere e contenere ciò che l’immagine stimola

È l’arteterapeuta che facilita “attraverso l’uso di materiali artistici, in un ambiente protetto, l’auto espressione, la riflessione, il cambiamento e la crescita personale” (Paola Caboara Luzzatto): se creiamo immagini in solitudine dedichiamo del tempo al nostro lato creativo (ed è una cosa bella ed importante!), se lo facciamo sotto la guida dell’arteterapeuta facciamo arteterapia.

Avevo immaginato il 2020 come un anno di esperienze sul campo che sarebbero state semi per raccolti futuri, ma la storiella degli spilli caduti mi ha insegnato che non tutto è prevedibile e bisogna sapersi adattare.

Allora, che fare?

Per dare il mio contributo a chi avesse voglia o bisogno di fare arteterapia in questo periodo di emergenza ho ideato due percorsi online:

  • ONSkype, le modalità e i tempi sono gli stessi di una seduta individuale tradizionale.
  • @home,un percorso in cinque passi in cui ti spiegherò via mail cosa fare: alla fine ci incontreremo in video per la condivisione finale.

Ma è possibile fare arteterapia online?

L’esperienza fino ad ora mi dice sì: le sedute sono intense e ci salutiamo sempre con grossa speranza. A me dispiace molto non preparare lo spazio e il materiale, ma sento che la mia presenza è reale, anche se a due schermi di distanza.

Ti piacerebbe provare?

Per saperne di più o prendere un appuntamento scrivimi a stefania@vitacreattiva.it oppure visita la sezione Contatti.

…io intanto chiamo la mia arteterapeuta!

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