Arteterapia tra specie compagne

Staffette, figure formate dai fili, schemi che vanno avanti e indietro, dare e ricevere, creare modelli, reggere la figura di filo non richiesta tra le mani, la responso-abilità: ecco cosa intendo quando parlo di restare a contatto con il problema nei mondi multispecie. Con-divenire – non divenire e basta – è il nome del gioco” (Donna Haraway)

Ad aprile di quest’anno, nel bel mezzo del lockdown da pandemia, ho letto un illuminante testo di Donna Haraway, filosofa che amo dai tempi del Manifesto Cyborg e le cui intuizioni risuonano sempre con la mia visione delle cose che accadono intorno.
Il libro si intitola Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto ed è un viaggio tra possibili modalità di stare al mondo, nonostante le devastazioni di questo nostro presente, creando parentele anche tra creature che appartengono a specie diverse, ma inevitabilmente interconnesse.


Capitolo 1 : il gioco della matassa con le specie compagne

Appena ho letto questo titolo ho visualizzato chiaramente il luogo e il tema del laboratorio di gruppo che avrei curato appena sarebbe stato possibile.
È venuto naturale pensare ad Ippoasi come scenario dell’esperienza che avrei proposto: un rifugio per animali liberi, uman* e non.
Frequento Ippoasi da qualche tempo (poco rispetto a quanto vorrei!): lo considero un’esperienza politica valida e un importante esperimento di solidarietà antispecista, antirazzista e femminista. Ma c’è di più. Ippoasi è anche racconto vivente di storie di resistenza e resilienza: qui gli animali hanno trovato una seconda vita, libera da sfruttamento, violenza, solitudine e terrore. Osservando questi individui, e le relazioni tra loro e con i/le volontar* che li affiancano, si impara moltissimo sulla possibilità di riscatto dalla società capitalistica.

Con-divenire. Arteterapia tra specie compagne

È nata così l’idea di un laboratorio in cui intrecciare storie personali, collettive e multispecie.

Attraverso il racconto della propria esperienza di vita si diventa parte di una narrazione più ampia: un modo di connettere un pezzetto del proprio percorso con storie altre.

Un’esperienza in cui fondere suggestioni legate all’ antico gioco della matassa, alla tradizione Inca del quipu e alla narrazione tentacolare di cui parla Haraway: tanti fili del discorso che si uniscono in una ragnatela di ricordi e sensazioni.

In ogni gruppo di arteterapia si alternano momenti di introspezione e lavoro individuale a momenti di condivisione libera e, in questo caso, vicinanza silenziosa con le/gli abitanti del rifugio.

25 luglio @Ippoasi: come è andata?


L’ultimo sabato di luglio la mia idea è diventata realtà ed è stata un’esperienza molto intensa.
Provo a riassumere così qualcosa di quello che ho provato:


soddisfazione per aver realizzato un’idea nata durante un tempo sospeso che è stato insieme crisi ed opportunità. Non è casuale la scelta di ricominciare partendo da un luogo in cui è facile potersi considerare coabitanti di una Terra sempre più violentata dalla mano umana;


empatia per le storie altrui, una trama narrativa ricca di risonanze e rispecchiamenti. È sempre emozionante vedere come il processo creativo faciliti, anche nelle persone più restie, la condivisione di quello che si è pensato e provato;


gratitudine per la presenza animale non umana, sempre preziosa.
La cavalla Liù si è avvicinata al gruppo, riportando alla mente di alcune partecipanti il giorno in cui si sentì male e sembrava non ce l’avrebbe fatta. Al termine del laboratorio il cinghiale Ficosecco ha voluto per sé parte della matassa di storie animali…

gioia per l’esistenza di un posto come Ippoasi dove, grazie a chi lo abita e lo rende reale, si può convivere, condividere e condivenire.

Fare attivismo attraverso l’arteterapia è sicuramente uno dei miei obiettivi come operatrice creattiva.

E c’è ancora tantissimo da sperimentare!

Se vuoi partecipare ai prossimi laboratori o avere più informazioni, scrivimi a stefania@vitacreattiva.it o segui la mia pagina facebook .

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