There’s no place like home

Prendo in prestito il verso finale da Egg di Mr.Bungle e scrivo questo post poco dopo l’entrata in vigore di un nuovo Dpcm anti Covid19, in cui si raccomanda fortemente di stare il più possibile a casa.
‘CASA’, così, generico, come se questa parola non avesse in sé significati differenti per ognuna delle persone che ne abitano una.

Ci sono tanti tipi di case: pulitissime, disordinate, vissute, luminose, piccole, confortevoli, in centro, in campagna, in affitto, in co-housing, case di famiglia, case popolari, case sotto sfratto, case con giardino, case vista mare, case delle differenze.

E in ognuna di esse vivono tante relazioni: famiglie numerose, persone sole, congiuntǝ, coinquilinǝ, coppie felici, coppie disfunzionali, amicizie, antipatie, bambini e bambine, cani, gatti, canarini.

Per alcune persone la propria abitazione può essere un posto non sicuro (se vivi una situazione di violenza domestica puoi chiamare il 1522 , se vuoi essere solidale con chi ne è vittima questa guida può aiutarti). Per altre è il luogo di una costante fatica, come per chi soffre di una patologia cronica fisica o psichica, una disabilità, per chi non è autosufficiente e per chi se ne prende cura.

Esperienze di lockdown

Nella sua bella newsletter di luglio Monja, raccontando la sua esperienza di lockdown, scriveva:

“Realizzare che a casa mi sentivo in gabbia mi ha fatto tornare in mente una sensazione che ho conosciuto anni fa e quella volta ho verbalizzato così: quando medito mi sento davvero a casa.
Il mio corpo è la mia casa, il mio respiro è la mia casa. E in questa casa non sono in gabbia.”

Le sue parole mi hanno fatto riflettere sulla differenza tra stare a casa e sentirsi a casa, e sulla complessa domanda “dov’è casa?”. Per provare a dare una risposta mi sono fatta aiutare nientepopodimeno che dalla mitica Clarissa Pinkola Estés, analista junghiana, e dal suo preziosissimo Donne che corrono con i lupi:

“…in un certo senso è un posto interiore, un posto nel tempo piuttosto che nello spazio, dove la donna si sente integra. La casa è là dove un pensiero o una sensazione possono svilupparsi invece di essere interrotti o di esserci strappati perché altro richiede la nostra attenzione o il nostro tempo.”

Un ‘dentro di noi’, quindi, a cui tornare ciclicamente se vogliamo salvarci la pelle e l’anima. Ma come tornarci?

“Per alcune, casa è la ripresa di un’antica impresa abbandonata.
(…) Per alcune, casa è un bosco, un deserto, un mare. In verità, la casa è olografa. E si realizza in tutta la sua potenza anche in un solo albero, in un cactus solitario nella vetrina di un fiorista, in una pozza d’acqua ferma, nella foglia gialla caduta sull’asfalto, nel vaso di argilla rossa in attesa di un ciuffetto di radici, in una goccia d’acqua sulla pelle. Se vi concentrerete con gli occhi dell’anima, vedrete la casa in moltissimi posti.”

La mia esperienza

Per me la via più facile per tornare a casa è riposare in un letto confortevole tra cuscini e lenzuola profumate. Ma torno a casa anche quando mi dedico a contattare la mia dimensione interiore, staccando per un po’ da una quotidianità fatta di persone e situazioni di cui occuparmi, rimettendo il focus su me stessa.

E credo certamente che l’arteterapia sia un ottimo modo di prendere la strada di casa, di tornare a sé: ci permette di concentrarci per un po’ solo sul processo creativo e, a immagine finita, provare ad osservare cosa è successo dentro di noi.

Il percorso @home

In primavera ho ideato @home un percorso di arteterapia individuale pensato per riuscire a trovare un tempo/spazio creativo a casa propria: ogni settimana ti invio una mail in cui ti spiego cosa fare e poi ci incontriamo online per la condivisione finale.

@home fa per te se:
– durante questi strani mesi hai potuto concederti più tempo, hai capito che a casa ci stai bene e vuoi usare al meglio questa risorsa;
– durante questi strani mesi non hai avuto un attimo da dedicarti e hai voglia e bisogno di farlo ora, riconquistando piccoli spazi di libertà casalinga; – l’idea di dover uscire poco per l’emergenza sanitaria in atto ti mette molta ansia e vuoi provare a lavorarci.

Per saperne di più e per qualsiasi informazione, scrivimi a stefania@vitacreattiva.it

Ti lascio con un’ultima riflessione, sempre dalla nostra Clarissa! fammi sapere cosa ne pensi nei commenti o sulla mia pagina facebook.

“Quanto a lungo bisogna restare a casa? (…) Quanto di frequente bisogna tornare? (…) In cuor suo, ogni donna sa quanto a lungo e con quale frequenza. Si tratta di valutare la lucentezza degli occhi, il vibrare dell’umore, la vitalità dei sensi.”

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