Identità: divenire/ dover essere

“Acquistiamo la nostra identità grazie a ciò che facciamo per noi stesse e al modo in cui sviluppiamo le nostre capacità”

Robin Norwood

La parola che ho scelto per il mio 2021 è IDENTITÁ.
L’ho scelta quando mi sono accorta che nei primi mesi dell’anno erano in scadenza molti dei documenti che mi identificano: carta d’identità, codice fiscale, bancomat.
Mi è sembrata una coincidenza interessante (ma chi mi conosce sa che, come il Merovingio in Matrix Reloaded, ‘dove gli altri vedono coincidenze io vedo conseguenze’): questo per me sarà un anno di transizione, in cui proverò a (ri)definire la mia identità in ambito personale e professionale.

Detta così sembra una cosa semplice, una voce da to do list senza troppe complicazioni: in realtà è un compito che ha a che fare con una profonda conoscenza di sé e la consapevolezza della linea di confine tra noi e le altre persone. Un processo che si chiama individuazione ed è il regalo più bello che possiamo farci da adultə: liberarci dalle aspettative altrui e realizzare noi stessə.

Evoluzione della nostra identità

Cominciamo a definire la nostra identità intorno ai 3 anni e l’immagine che abbiamo di noi in quel momento è fortemente condizionata dalle parole e dai comportamenti di chi si prende cura di noi e dell’ambiente intorno. Con l’adolescenza iniziamo ad esplorare il nostro senso di sé e a farci un’idea di come ci piacerebbe stare al mondo.

Ma l’identità è in continuo sviluppo e in età adulta potremmo accorgerci che ciò che crediamo di essere è in gran parte condizionato da ciò che le altre persone si aspettano da noi (sì, proprio come quando eravamo bambinə).

A questo punto possiamo scegliere se far finta di nulla o entrare in contatto con le “modulazioni del nostro continuo divenire interno in contrasto col voler essere e opposto al dover essere” (Tiziana Villani).

“Sai chi sei? Capisci cosa ti è successo? Vuoi vivere in questo modo?”, ci chiederebbe Cristina Yang e le risposte a queste domande definiscono la persona che siamo.

Persona

Persona è una parola su cui rifletto da tempo: negli studi in antropologia con il fondamentale Marcel Mauss, nell’interessantissimo Diventare persone di Martha C. Nussbaum e negli ultimi anni grazie all’antispecismo che allarga il concetto alle specie non umane.

Nel 2011 ho realizzato l’installazione PERSONA PERSONAE (qui ti racconto cosa combino con il nickname tekiuen!) in cui invito ad interagire con un manichino.

L’involucro esteriore è un collage di frammenti di giornale (il mondo esteriore con cui ogni individuo deve confrontarsi per diventare ‘persona’, ingaggiando un incontro scontro con ogni sorta di accadimenti e relazionandosi costantemente con altri individui); avvicinandosi al manichino con uno stetoscopio si scoprono dei “punti sonori”, delle zone di risonanza che sintetizzano emozioni, pensieri e azioni (ciò che accade dentro e fuori di noi, le nostre ‘personae’ ).

Persona in latino indica la maschera teatrale (veniva indossata dagli attori per intensificare la loro voce e farla per-sonare): per Carl Gustav Jung persona è la maschera che indossiamo in società, un compromesso tra noi e la collettività. Un compromesso rischioso che può portarci a sacrificare del tutto il nostro Io (poliedrico, emozionale, passionale, istintivo) in nome di un’accettabilità sociale che può condannarci alla mera sopravvivenza psichica.

La maschera nell’arteterapia

In arteterapia si usa molto la maschera: per agire un ‘mi nascondo/scopro parti di me’ ma anche e soprattutto per “arrivare ad ‘indossarla’ in modo consapevole. A chi crede che la maschera possa in qualche modo celare la propria essenza, diciamo che l’entrare in contatto con il mondo esterno, crea già di per sé le condizioni per una mutazione del nostro reale modo di essere. Il doverci adeguare alle persone con cui intrecciamo rapporti ogni giorno, significa in automatico dover indossare una maschera. (…)
Quindi, costruire e indossare una maschera realizzata da sé in maniera consapevole, ci libera dal rischio di essere schiavi di una maschera inconscia.” (Laura Grignoli)

Per onorare da subito la mia parola dell’anno ho pensato un percorso di arteterapia individuale che ho chiamato, appunto, Persona. Divenire/dover essere: l’obiettivo è stimolare riflessioni sulla persona che siamo, su quella che diveniamo e su quella che dobbiamo essere.

Il percorso si svolge in quattro incontri in cui

  • ci metteremo davanti allo specchio
  • creeremo una mappa della nostra isola
  • costruiremo una maschera consapevole
  • dichiareremo i nostri segni particolari

Ogni volta che penso e propongo un’esperienza di arteterapia desidero che sia utile e importante per le persone che la vivranno e ho la certezza che sarà trasformativa anche per me.

Per info, costi e tutto il resto scrivimi a stefania@vitacreattiva.it; se questo post ti è piaciuto e per domande e riflessioni varie lascia un commento qui sotto, grazie!


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