F(R)EED. Qualcosa sull’amore

Nel giugno 2018 con il nickname tekiuen ho partecipato alla mostra collettiva La gabbia presso la Galleria Studio Gennai di Pisa.

Per quella occasione ho realizzato F(R)EED (gioco di parole che sta per nutrita/liberata).

F(R)EED è un’opera partecipata in cui si poteva nutrire lo spirito e la consapevolezza di una bambina in gabbia, aiutandola così nel suo processo di liberazione.

Le parole scelte per questo scopo erano tratte da Tutto sull’amore di bell hooks ma c’era anche la possibilità di lasciare in dono un proprio pensiero.


Chi è bell hooks

bell hooks è un’attivista femminista americana che ha fornito una chiave di lettura intersezionale delle oppressioni capitaliste riguardanti genere, razza e classe.

Il suo pensiero è stato conosciuto in Italia attraverso il lavoro di Maria Nadotti: sue le traduzioni del 1998 di Elogio del margine e Scrivere al buio, ristampati in un unico volume nel 2020 da Libreria Tamu.

Sempre nel 2020 Meltemi ha pubblicato Insegnare a trasgredire, a cura del collettivo Ippolita e con traduzione di feminoska.

I temi che bell hooks tratta sono più che mai attuali e i ‘luoghi’ di cui ci parla sono stati protagonisti di molte riflessioni in questi tempi pandemici. Sono infatti la casa e la scuola ad essere indicati come possibili spazi di trasformazione e ribellione.

Proprio qui possiamo cominciare ad interrogarci sulla nostra identità e sui modelli di oppressione che abbiamo introiettato. Da qui possiamo far partire quel processo di revisione così importante per trovare una posizione nuova da cui articolare la nostra visione del mondo.


Tutto sull’amore. Nuove visioni


“Che in casa ci sia un’atmosfera felice o un clima di tensione, che la famiglia sia funzionale o disfunzionale, è da lì che ci vengono le prime lezioni d’amore. Non ricordo di aver mai provato il desiderio di chiedere ai miei genitori una definizione dell’amore. Per la mia mente di bambina amore era il benessere che si provava quando in famiglia ti facevano capire che eri importante e tu trattavi gli altri come persone che contavano. L’amore coincideva sempre e solo con il benessere.”

Ho scelto questo testo come nutrimento per la bambina di F(R)EED perché parla in maniera molto schietta di come ‘impariamo l’amore’ quando siamo bambinə. Ascoltiamo e osserviamo le persone adulte intorno a noi che purtroppo spesso basano questo sentimento su stereotipi di genere, controllo, egoismo e aggressività.

Può inoltre capitare di non ricevere l’amore di cui abbiamo bisogno e ci portiamo questa ferita nelle relazioni di tutta la vita, soprattutto nella relazione con noi stessǝ.

bell hooks offre alcuni stimoli molto interessanti per rielaborare queste esperienze e renderle terreno fertile per la nostra realizzazione. Scardinando i condizionamenti esterni non potremo più accontentarci di relazioni che non siano basate su cura, affetto, fiducia, rispetto, onestà, comunicazione e impegno.

É necessario partire da noi stessə per costruire una nuova definizione universale di amore: non un qualcosa da ottenere ma un’agire relazionale quotidiano.

F(R)EED: arteterapia che nutre e libera

“Lo spazio occupato da ciò che manca è anche lo spazio del possibile”, dice bell hooks: io credo che il setting di arteterapia possa essere spazio ideale, perché protetto, in cui lavorare sul proprio possibile.

Come la casa o la scuola di cui parla l’autrice, la stanza di arteterapia (reale o virtuale) può essere “un luogo di radicale possibilità, uno spazio di resistenza”.

L’intimità e la fiducia della relazione terapeutica può aiutare ad esplorare il margine emotivo in cui si è situatə e sperimentare nel qui e ora della seduta risorse utilizzabili anche altrove e in altro momento.

Così ho deciso di trasformare F(R)EED in un’esperienza di arteterapia per un piccolo gruppo di donne. Passeremo un po’ di tempo con le noi bambine e daremo loro nutrimento attraverso immagini e parole.

L’appuntamento è per domenica 28 marzo alle 17.30. Come in ogni laboratorio che propongo non c’è bisogno di particolari capacità artistiche né di tanto materiale. Bastano la voglia di mettersi in gioco, un foglio e qualche colore.

Per partecipare e per informazioni scrivimi a stefania@vitacreattiva.it

Spero di incontrarti nel gruppo, io sarò lì.

“Può esser utile cominciare a considerare l’amore come un’azione piuttosto che come un sentimento. Ciò comporta, infatti, assumersene automaticamente la responsabilità. Se spesso ci viene insegnato che non abbiamo controllo sui nostri ‘sentimenti’, in genere ammettiamo che le azioni che compiamo sono frutto di una scelta, che intenzionalità e volontà svolgono un ruolo determinante in tutto ciò che facciamo. Nessuno di noi si sogna di negare che le nostre azioni abbiano delle conseguenze. Credere che i sentimenti siano plasmati dalle azioni può servire anche a sbarazzarsi di alcuni luoghi comuni che accettiamo solo per abitudine.”

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